Una risoluzione storica, quella approvata oggi dal Parlamento Europeo sui diritti delle persone Lgbt+. L’UE deve rimuovere quegli ostacoli impediscono alla comunità arcobaleno di esercitare i diritti fondamentali: tutti i paesi membri sono invitati, infatti, ad approvare o i matrimoni o le unioni civili, ma non solo. Le novità più importanti riguardano soprattutto le famiglie arcobaleno e i loro figli.
«Nel testo» riporta il sito dell’Ansa «gli eurodeputati esortano tutti i gli Stati membri a riconoscere come genitori legali gli adulti menzionati nel certificato di nascita di un bambino ed a riconoscere il diritto al ricongiungimento familiare alla coppie dello stesso ed alle loro famiglie per evitare il rischio che i loro bambini diventino apolidi nel caso in cui le loro famiglie si spostino all’interno dell’Ue».
Orban con la sua alleata italiana, Giorgia Meloni
Inoltre, si affronta anche il capitolo dei diritti delle persone Lgbt+ in Polonia e in Ungheria. L’Europarlamento, infatti, ha chiesto alla commissione «di intraprendere ulteriori azioni come procedure di infrazione, misure giudiziarie o strumenti di bilancio nei confronti questi Paesi». Un colpo molto duro sia per il regime antidemocratico di Orban, sia per tutte le forze sovraniste del continente.
Forze che, non a caso, hanno votato la risoluzione. Essa, infatti, ha ricevuto ben 387 voti favorevoli. Contrari, invece, in 161 mentre si contano 123 astensioni. Tra i voti negativi – per quanto riguarda le forze politiche che rappresentano il nostro paese – si contano quelli di Lega, Fratelli d’Italia e parte di Forza Italia. Hanno votato favorevolmente, invece, Pd, M5S, Italia Viva e una parte del partito di Berlusconi.
«Ennesimo voto oscurantista di Lega e Fratelli d’Italia» accusa Sabrina Pignedoli, eurodeputata del M5S. «Ancora una volta, quando si tratta di riconoscere i diritti dei cittadini europei si schierano con l’estrema destra e i sovranisti negando il mutuo riconoscimento delle relazioni familiari, quelle Lgbtqi incluse» ricorda la parlamentare. Per fortuna, ricorda ancora, il Parlamento Europeo si è espresso in modo difforme rispetto la cultura dell’esclusione e delle discriminazioni.
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