Estendere la procreazione assistita anche a coppie gay, lesbiche e single. È questo, in sintesi, il contenuto del manifesto firmato da oltre centotrenta medici e ginecologi e apparso tra le colonne del quotidiano Le Monde. Iniziativa che, a quanto pare, ha già infiammato il dibattito in Francia.
I firmatari e le firmatarie, si legge per altro sul quotidiano francese, «hanno aiutato e accompagnato coppie di donne e donne nubili nel loro progetto» di genitorialità visto che la realizzazione della maternità assistita non è possibile sul territorio francese per certe categorie. Ciò potrebbe esporli, per altro, a conseguenze sul piano penale. Ma, si legge ancora, «questa dichiarazione si impone al fine di mettere la Francia di fronte alle sue responsabilità e alle sue incoerenze» su questo tema. Troppi, infatti, sarebbero i paletti che impediscono il desiderio di maternità alle coppie o alle singole persone che non possono avere bambini.
A dare vita all’iniziativa è stato René Frydman, “padre” di Amandine, la prima bambina nata in provetta oltralpe. Ginecologo e già direttore del reparto di Ginecologia e ostetricia all’ospedale Antoine-Béclère di Clarmant (Hauts-de-Seine), dichiara: «Quest’iniziativa è, al tempo stesso, rivoluzionaria e riflessiva», rivendicandola in linea con il manifesto Oui, nous avortons!, pubblicato nel 1973 da un gruppo di medici solidali con le donne che non avevano potuto accedere all’interruzione volontaria di gravidanza.
Una scelta, in altri termini, che non solo afferma il principio di autodeterminazione delle donne – e dell’individuo in genere – ma che si fa portatore di un nuovo messaggio e di una nuova cultura: portare la vita laddove il caso o l’accidente non l’aveva prevista.