Lunedì scorso, 29 gennaio, il governo della Repubblica d’Irlanda ha approvato la proposta di un referendum sull’aborto da tenersi all’inizio dell’estate. Scopo della consultazione è abrogare l’ottavo emendamento della Costituzione che vieta l’aborto in qualsiasi circostanza. Così com’è stato per il matrimonio egualitario, per modificare la Carta Costituzionale sarà necessario un referendum.
I ministri si sono ritrovati d’accordo all’unanimità con la proposta di “abolire e sostituire” l’emendamento in questione. Se dovesse vincere il “sì”, il governo introdurrà una legge sulla base delle raccomandazioni già scritte dalla commissione parlamentare. Riunitasi dopo il primo “sì” arrivato da un’assemblea di cento cittadini e cittadine, la commissione ha proposto che si introduca la possibilità di abortire entro le prime 12 settimane di gestazione.
Il premier Leo Varadkar ha spiegato che l’interruzione di gravidanza sarà possibile solo “in circostanze eccezionali”, e cioè nel caso in cui ci sia un serio rischio per la vita o la salute della donna o se sono presenti deformazioni letali per il feto. Il dibattito, su questo aspetto, è molto acceso anche perché finora raramente le donne in gravidanza si sottoponevano a test diagnostici o screening prima delle tre settimane. E quale sia il limite delle deformazioni che consentiranno l’accesso all’aborto, anima il dibattito tra favorevoli e contrari.
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